Durante un percorso non sempre si parla di forza.
A volte si parla di resistenza.

Ci sono momenti in cui non serve fare di più.
Serve restare.

Restare presenti quando qualcosa stringe.
Quando la mente si chiude.
Quando l’ansia sembra una morsa.

Alcune immagini riescono ad arrivare più in profondità delle spiegazioni.
Per questo, a volte, uso le storie.

La lupa e il graffio

Anche questo racconto è nato dentro un dialogo reale.
Lo condivido qui in forma simbolica, per mostrare il senso di questo lavoro.

La lupa e il graffio

C’era una lupa che un giorno rimase intrappolata in una tagliola.

La morsa di ferro le stringeva la zampa, non voleva lasciarla andare.

Avrebbe potuto disperarsi, avrebbe potuto cedere, invece restò lucida: cercò, tentò, resistette.

E alla fine, con tenacia, riuscì a liberarsi.

Si accorse allora che sulla sua zampa era rimasto un graffio.

Tutto il suo pelo era rimasto nella tagliola, ma sulla carne quel segno non era ferita: era salvezza.

L’arto nudo e asciutto era indolenzito ma non le dava pena, smise di zoppicare, poteva riprendere il cammino.

Il graffio le ricordava soltanto che ce l’aveva fatta.

Col tempo il pelo sarebbe ricresciuto, cancellando ogni traccia.

Ma dentro di lei quel segno non sarebbe mai scomparso, era il ricordo di quando aveva saputo liberarsi.
E da quel giorno, la lupa sapeva che non sarebbe più rimasta intrappolata.

Marina, la lupa
L’ansia, la tagliola
Il graffio, come ricordo di vittoria

A volte ciò che resta non è una ferita.
È la prova che siamo riusciti a liberarci.

Perché condivido queste storie

Questa sezione del blog raccoglie racconti nati dentro un percorso reale,
ma trasformati in immagini universali.

Non spiegano.
Non insegnano.
Non forzano.

Se leggendo ti riconosci in una parte della lupa,
forse anche tu hai un segno che parla di forza,
non di debolezza.

 

 

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